ATTUALITA’ DI DENYS LASDUN saggio su Rassegna di Architettura e Urbanistica 154

Sul numero 154  Gennaio/Aprile 2018 di Rassegna di Architettura e Urbanistica, la rivista internazionale di architettura fondata nel 1965 da Giuseppe Nicolosi, si pubblica “Attualità di Denys Lasdun” un mio saggio che ripercorre le principali tappe della ricerca del maestro dell’architettura moderna in relazione all’influenza esercitata sull’architettura italiana in particolare sul lavoro critico e progettuale di Costantino Dardi e Carlo Aymonino.

ATTUALITA’ DI DENYS LASDUN
di Carlo Prati

Influenza di Lasdun sull’architettura italiana

Progetto alla scala urbana. Quattro invarianti compositive.

Il decennio a cavallo tra gli anni sessanta e settanta è di fondamentale importanza nel lavoro di Lasdun: è il momento d’oro in cui nascono i progetti di maggiore impatto e significato, opere che saranno oggetto di studio ed approfondimento per molti architetti italiani chiamati, negli stessi anni, ad interrogarsi sul futuro delle nostre città e sul ruolo decisivo del progetto  visto come strumento duplice, in grado di operare una trasformazione positiva in termini sia di forma che di contenuto politico e sociale.

La coerenza e la lucidità del ragionamento “ontologico” di Lasdun emerge con evidente chiarezza perchè sempre inverato nella costruzione. La caratteristica essenziale del suo modo di interpretare l’architettura come disciplina non sta tanto nella necessità (così ricorrente in quegli anni) di produrre una nuova estetica, ma piuttosto di lavorare pazientemente alla costruzione di una nuova “maieutica” dell’architettura, dove il manufatto è l’unico oggetto critico in grado di qualificare e strutturare la città e le sue trasformazioni future. L’edificio è un organismo autoconcluso dotato di una logica compositiva riconoscibile ma anche frammento di una struttura più articolata e complessa che costruisce pezzi di città. Questo è ciò che alcuni degli architetti italiani più impegnati e attivi cercavano negli anni settanta, una plausibile risposta “disciplinare” volta a risolvere le forti tensioni e contraddizioni che la società e la politica presentavano in quegli anni. Il dibattito in tal senso è molto attivo ed il ruolo ricoperto dalle riviste di architettura diventa sempre più rilevante, sono queste a diventare il luogo del confronto delle ricerche sia professionali che didattiche ed anche dello scontro tra interpretazioni divergenti ed antitetiche.

Nel 1970 si pubblica a Venezia il settimo numero di “LOTUS Rivista internazionale dell’architettura d’oggi” diretta da Bruno Alfieri. Il volume “Architettura nella formazione della città moderna” a mio avviso costituisce un forte elemento probatorio ed una testimonianza concreta dell’influenza esercitata da Lasdun sulla nostra cultura del progetto. Al suo interno è contenuta una significativa “Lettura di Denys Lasdun” di Costantino Dardi, un testo che introduce alla presentazione sulle stesse pagine del progetto per l’University of East Anglia[1], realizzato dall’architetto britannico tra il 1963 ed il 1968. Si tratta di un caso studio paradigmatico per le dimensioni dell’intervento e per il programma dell’impresa, che in sintesi presuppone la “ricostituzione di una cultura e la fondazione di una scienza nuova”[2] in un contesto naturale fortemente qualificato. L’ottica di Dardi è l’ottica del progettista operante alla ricerca di risposte a questioni pazientemente indagate nell’ambito della propria attività, ed il cui oggetto ha sempre a che vedere con il rapporto tra azione etica e repertorio sia linguistico che formale.

“La chiave di questa operazione progettuale va ricercata nella capacità di Lasdun, (singolare e sintomatica di una precisa via di ricerca nell’ambito delle correnti architettoniche post-razionaliste), di portare fino alle conseguenze ultime un’ipotesi legata allo sperimentalismo progettuale. Di fronte alla difficoltà, così diffusa nella presente generazione di architetti, di scegliere un codice assoluto di riferimenti formali, come ambito di un operazione che contemporaneamente realizzi gli obbiettivi di una presenza e di un azione etica verso il mondo (…) le uscite di sicurezza possibili sono raggruppabili in alcuni pochi casi.”[3]

Da un lato un atteggiamento di tipo metastorico e nostalgico derivato dalla lezione di Louis I. Kahn e dall’altro i prodromi del post-moderno, caratterizzati da un esercizio compositivo svolto all’interno di un sistema linguistico di base sottoposto a continue prove di resistenza al mutare delle condizioni contestuali. La terza via, propria di una condizione manieristica, raccoglie le prime due tendenze viste non più come inconciliabili ma piuttosto assimilabili rispetto alle operazioni progettuali di base

“assemblaggio, montaggio, scontro, sovrapposizione di più linguaggi e di più reperti stilistici all’interno di opere che hanno preliminarmente rinunciato a scelte univoche”[4]

Lasdun, scrive Dardi, è collocabile in questo arco di esperienze ma presenta un ulteriore elemento di fascinazione ed interesse legato al forte sperimentalismo ed al carattere di profonda imprevedibilità del suo lavoro

“Non esiste infatti, nel processo conoscitivo della sua progettazione, la prefigurazione vincolativa di elementi compositivi dati, ma soltanto, costante e continua, la disponibilità a saggiare all’interno di diversi codici le possibilità combinatorie reciproche (…) dal punto di vista progettuale la fenomenologia della sua ricerca si individua proprio per quella costante incognita che la pervade”[5]

In termini pratici l’architettura di Lasdun è in grado di offrire una risposta efficace ad una delle questioni centrali dell’architettura moderna ovvero come risolvere interventi alla grande scala conciliando le esigenze di serialità proprie dell’edilizia industrializzata

“senza rinunciare a perseguire obbiettivi di qualità ovvero a produrre pezzi di bravura”[6]

Nel tentativo dunque di scomporre e riconoscere quali sono gli elementi che determinano questa condizione positiva, in modo da poterli includere nella propria personale prospettiva progettuale, Costantino Dardi riconosce nel progetto di East Anglia quattro “invarianti” a cui corrispondono altrettanti momenti analitici

[1]     University of East Anglia, Norwich. In un intervista rilasciata al settimanale della BBC “The Listener” Denys Lasdun lo presenta come “an assembly of built forms with a rich diversity of spaces, each one intimately attached to the particular piece of landscape in which it finds itself, and the whole thing changeable and growing. It will never be a finished object but it will have a sense of place, because without a sense of place there can be no sense of belonging”

[2]     Lettura di Denys Lasdun , di Costantino Dardi, in “Lotus”, 7 (1970), pag. 208

[3]     Costantino Dardi, op.cit, pp. 208-209

[4]     Costantino Dardi, ibidem, pag. 209

[5]     Costantino Dardi, ibidem, pag. 210

[6]     Costantino Dardi, ibidem, pag. 216

(un estratto dal testo)

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«Rassegna di Architettura e Urbanistica»
Rivista internazionale di architettura fondata nel 1965 da Giuseppe Nicolosi /
Direttore: Maria Argenti /
Edizioni Quodlibet

dettaglio numero
Scuole di Architettura. Quale futuro?
A cura di Lucio Valerio Barbera
Anno LIII, numero 154, gennaio-aprile 2018
online / https://www.quodlibet.it/riviste/testata/70

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